Omelia (01-11-2009) |
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COMMENTO ALLE LETTURE a cura di don Giampiero Ialongo Se ricordate, una pubblicità di qualche anno fa' che promuoveva la vendita di uno spumante aveva coniato questo slogan: "Per molti ma non per tutti!". Questa idea, nonostante quanto la Bibbia e la Chiesa ci dicono sulla santità, è radicata nella mentalità di non pochi cristiani: quando si parla di santità, molti sono convinti si tratti di un discorso... "per pochi" e sicuramente "non per tutti"! Ed effettivamente quando diciamo la parola "santi", il nostro pensiero va subito a qualche immaginetta sparsa qua o là nel portafogli o ai nomi scritti sul calendario oppure al santo verso cui nutriamo una particolare devozione, sia esso san Francesco, o santa Rita, o il veneratissimo san Pio da Pietrelcina... Oggi però la Chiesa non festeggia solo i santi per così dire "ufficiali", da calendario, ma anche quella infinita schiera di persone che non conosciamo e che nella loro vita sono stati - come dice il Vangelo di oggi - poveri in spirito, miti, misericordiosi, puri di cuori, operatori di pace. Oggi, infatti - come annuncia la prima lettura tratta dall'Apocalisse - festeggiamo quella moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, quell'infinita schiera di mamme, papà, sacerdoti, suore, uomini e donne di buona volontà che nella loro vita quotidiana hanno offerto se stessi, amando, servendo e perdonando gli altri sull'esempio di Gesù. Oggi festeggiamo soprattutto quei santi che non sono andati a finire sul calendario e che noi abbiamo conosciuto di persona: sono quelli che la Provvidenza ha messo lungo il corso della nostra vita e che ci hanno testimoniato, con le parole e con i fatti, la fede cristiana. Anzi, oggi festeggiamo anche i santi che vivono in mezzo a noi e che con il loro esempio di vita ci testimoniano che ancora oggi è possibile dare la vita per gli altri come ha fatto Gesù Cristo. La festa di oggi vuole ricordarci che la santità non è un lusso, un privilegio riservato a pochi bensì una caratteristica specifica della vita cristiana; se ricordate, Giovanni Paolo II parlava della "misura alta della vita cristiana". A questo proposito, è bene ricordarci quanto il Concilio Vaticano II - nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium - affermava sulla "Universale vocazione alla santità nella Chiesa" (cap. V). Al numero 39 si legge: "...tutti nella chiesa, sia che appartengano alla gerarchia sia che da essa siano diretti, sono chiamati alla santità", e ancora al numero 40, secondo quanto già affermava Pio XI nel 1923: "Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità". Grazie ai suoi Discorsi, Pio XI iniziò a diffondere nella Chiesa e nella mentalità dei credenti l'idea che la santità consistesse nel fedele e costante adempimento dei doveri legati al proprio stato di vita: "Anche le cose più comuni possono diventare straordinarie, quando siano compiute con la perfezione della virtù cristiana... Il quotidiano che torna sempre lo stesso, che ha sempre le stesse occupazioni, le stesse situazioni, le stesse difficoltà, le stesse tentazioni, le stesse debolezze, le stesse miserie, fu ben detto il ‘terribile quotidiano'. Quale forza si richiede anche solo per difendersi da questo terribile, schiacciante, monotono, asfissiante quotidiano! ... Non nelle cose straordinarie consiste la santità, ma nelle cose comuni non comunemente adempiute" (Discorsi I, 73-74, 759-760). E la storia della Chiesa, aperta all'opera della grazia, è ricca di uomini e donne che hanno fatto dell'ordinario lo straordinario della loro vita. E in effetti noi crediamo che ognuno di noi nasce per realizzare un sogno di Dio e che il nostro posto è insostituibile. Il santo è colui che ha scoperto questo destino e l'ha realizzato... meglio: si è lasciato fare, ha lasciato che il Signore prendesse possesso della sua vita. La santità che celebriamo - in verità - è quella di Dio e avvicinandoci a lui ne veniamo come contagiati e permeati (gli orientali direbbero che l'agire umano viene divinizzato). Il santo rispecchia tutto ciò che di più bello e grande esiste nel cuore dell'uomo, e noi dobbiamo ricordarci che in ciascuno di noi esiste questa nostalgia alla santità, a ciò che siamo chiamati a diventare. Certo bisogna riappropriarci dei santi, evitare di far loro quel terribile dispetto di rinchiuderli nelle nicchie e farli diventare delle specie di super-eroi da invocare in base ai nostri bisogni ma - piuttosto - invocare da questi amici di Dio il segreto della loro felicità. Pietro mi dona la sua fede rocciosa, Francesco la sua perfetta letizia, Paolo la forza della fede, Teresina la semplicità dell'abbandonarsi a Dio, i nostri santi Patroni l'anelito dell'annuncio missionario... E ricordiamoci che le frontiere della chiesa non coincidono per forza con i muri delle nostre chiese. Alcuni al di fuori delle mura non hanno forse potuto vivere, paradossalmente, nel cuore della Chiesa? Lo sa Dio che vede nei cuori. Come scrive Agostino, anche noi sappiamo che "nell'ineffabile presenza di Dio, molti che sembrerebbero fuori sono dentro, e molti che sembrerebbero dentro sono fuori" (De baptismo 5, 27). Così, insieme, noi quaggiù e loro che ora sono già davanti al Signore, cantiamo la bellezza di Dio in questo giorno che è nostalgia di ciò che potremmo diventare, se accettiamo di aprirci alla forza della sua presenza e della sua azione! |