Omelia (08-04-2014)
Paolo Curtaz


Se siamo legati alla terra, se insistiamo nel restare "quaggiù" non possiamo alzare lo sguardo, non riusciamo ad incontrarlo, non possiamo andare al di là dell'apparenza per capire chi è veramente Gesù. È vero: spesso neghiamo l'esistenza di Dio perché la sua presenza ci obbligherebbe a rivedere la nostra vita. Neghiamo la sua esistenza per non svelare la vacuità e la malvagità delle nostre azioni. Preferiamo restare nelle tenebre piuttosto che ammettere che la luce illumina le nostre ombre. Ma non abbiamo da temere: ci porta alla verità di Dio tutta intera l'inviato di Dio, ci accompagna alla pienezza. E se riconosciamo il nostro limite e il nostro peccato non è per commiserarci o deprimerci ma per diventare liberi, per spiccare il volo, per andare "lassù". Dio precede e suscita la nostra conversione, lo dico spesso, ma la sua presenza la possiamo accogliere solo se ammettiamo di avere sete, di essere ciechi, di essere tutti mendicanti di luce. Per incontrare l'assoluto di Dio siamo chiamati a convertirci a cambiare strada, direzione, a lasciare che la verità (anche quando è scomoda) si faccia strada in noi.