Ascoltare la fame dell'altro
Mi colpisce il contesto in cui si muove questo brano di vangelo; o meglio: mi colpisce l'antefatto. I discepoli stanno tornando da una missione durante la quale hanno annunciato di villaggio in villaggio che il Regno di Dio in Gesù si è fatto vicino e tornando raccontano utto quello che avevano fatto. Gesù decide che è il momento di prendersi una pausa e si ritira con loro: che bello! C'era bisogno di riposare perché le cose da raccontare sembrano molte e Gesù stesso vuole assaporare, gustarsi con calma il loro racconto e come le loro parole non siano rimaste parole ma siano diventate incontro con Dio e salvezza per chi le riceve.
Una cosa però, sembrano averla capita con certezza: è necessario andare in semplicità, in povertà; è necessario fidarsi!| Sono partiti con niente, l'unica ricchezza l'annuncio del Regno, un Regno che va accolto e che domanda in chi lo riceve un atteggiamento: la disponibilità al cambiamento, la disponibilità a cambiare. Chi non lo vorrà fare, pazienza! Come scrive Rosanna Virgili, la nostra amica biblista: chi non vorrà esporsi all'annuncio per paura di cambiare, resti pure nel suo recinto ammuffito a difendere cose che non restano!
L'hanno capita così tanto questa raccomandazione sulla povertà, che veramente non hanno nulla con se, se non cinque pani e due pesci. Ma c'è un passo ulteriore da fare, perché qui non si tratta di entrare in una casa e lasciarsi accogliere, qui si tratta di rispondere ad un bisogno, al bisogno di circa cinquemila persone e pare che i discepoli proprio vogliano chiamarsi fuori!
Eppure, è certo che in qualsiasi relazione, prima o poi, i bisogni dell'altro emergano e allora, cosa fare? I discepoli, ripeto, vogliono sottrarsi e invitano Gesù a liberarsi della folla! C'è questo tema della fame e dello sfamare, si avvicina il momento di dover rispondere ad un bisogno primario e tutte quelle persone potrebbero presentare ai discepoli il conto (salato), della loro fame! I discepoli non credono di potercela fare: Congedali dai... tutto sommato è così bello stare tra di noi... è così carino... è così comodo coccolarci un po' nella nostra amicizia... ci troviamo così bene, ci conosciamo... mandali via dai... è davvero bello che ti vengano ad ascoltare, e vengano così in tanti... però attento: non vorrai mica metterti con la fame delle persone? Abbiamo così poco... non ce la faremo mai! Non ce n'è abbastanza per noi... non risolviamo per noi e figurati se possiamo risolvere per gli altri!
Dicevo l'altra sera dopo la processione che Gesù aiuta i discepoli e noi a fare un passaggio in teoria semplice, ma molto radicale: passare dal se ho do, e se non ho non do, al io do se mi fido! Cioè: posso dare non se sono all'altezza della domanda, ma se sono in un rapporto con Dio. Il problema non deve essere se io abbia tanto da sfamare tutta questa folla, ma mettere il proprio poco nelle mani del Signore, per poter entrare in rapporto con lui con tutta la mia povertà. Il pane allora diventa un'occasione per entrare e stare in rapporto con Dio.
Rosanna Virgili scrive cose molto belle su questo, e ci conferma: il problema non è la quantità, ma il modo in cui fare, il segreto sta nel modo di mangiare. La raccomandazione di Gesù di far sedere le persone a gruppi forse va proprio in questa direzione: in una contiguità, in una vicinanza io posso sentire meglio la fame dell'altro, la fame del mio vicino, la fame del mio fratello; e poi tutti seduti, nella posizione cioè di chi regna, di chi è sovrano e non di chi è schiavo. Bello anche che a distribuire il pane siano i discepoli, tutti! L 'intera comunità!
Non soltanto condividere il pane quindi, ma prima di tutto condividere la fame. Siamo qui ogni domenica non ad assolvere un precetto, ma a condividere prima di tutto la nostra fame: di relazione, di fraternità, di incontro con i fratelli, di incontro con Dio.
Come sottolinea bene don Fabio Rosini, Gesù ci insegna che ogni problema si gioca sul piano del rapporto con Dio: alza gli occhi al cielo prima di benedire il pane e distribuirlo ai discepoli. Anche lui, per risolvere il problema della fame delle masse, passa per il Cielo, si affida al suo rapporto con il Padre.