Omelia (20-03-2022) |
CPM-ITALIA Centri di Preparazione al Matrimonio (coppie - famiglie) |
Commento su Lc 13,1-9 Il vangelo della terza domenica di Quaresima ci invita a leggere la nostra storia alla luce di quella di Gesù, ci chiama a riconoscere i segni del tempo per convertirci. Nella prima parte del vangelo, siamo di fronte a due avvenimenti di cronaca: un'uccisione e un incidente. Nel primo caso c'è in gioco la cattiveria dell'uomo, nel secondo l'ineluttabilità degli eventi. Nel primo forse ci aspettiamo che Gesù giudichi in qualche modo tra cattivi e buoni; nel secondo la domanda potrebbe essere: che fiducia si può avere nel Padre, se persone innocenti soffrono? Ma Gesù ci spiazza, come sempre, ci invita a cercare di leggere questi avvenimenti ad un livello più profondo: come un'occasione per vedere il male che è dentro di noi, in modo da convertirci. Andare alla radice per riuscire a capire qual è la spinta che muove la nostra vita: la paura del bisogno che ci porta a cercare di avere, di possedere sempre di più o la fiducia filiale che ci porta a donare? Andare verso il buon discernimento che ci apre gli occhi e ci fa cambiare vita... certo in questi tempi non è facile applicare il buon discernimento sulla realtà che ci circonda, sugli avvenimenti di questi ultimi due anni con l'emergenza sanitaria in tutto il mondo, con le ultime terribili immagini di guerra che sembrano travolgere tutto e tutti... E noi cosa possiamo fare? Forse provare, umilmente, a leggere tutto questo come un'occasione per riflettere sulla fragilità umana, la nostra fragilità: non possiamo determinare il nostro destino, neanche i potenti di questo mondo lo possono fare. La nostra vita non è infinita, non sappiamo quanto può durare, ma una cosa è certa: è una sola. Possiamo provare a non viverla con superficialità, a far si che le giornate non scivolino via senza accorgerci di niente. Possiamo metterci in gioco, provare a convertirci ogni giorno, e forse piano piano scopriremo che in questo modo il mondo intorno cambia un pochino, come in una nuova primavera, in cui teneri germogli cominciano a comparire... La primavera: la stagione in cui il fico, protagonista della parabola della seconda parte del vangelo, dovrebbe mettere germogli. E invece niente. Sembra che abbia dimenticato la bellezza di poter donare i suoi frutti, da tre anni non produce nulla. Storia finita? Non rimane altro che tagliarlo, buttare via tutto, sono esaurite tutte le possibilità... come forse a volte sentiamo lo scoraggiamento in qualche momento della nostra vita... E Gesù ci spiazza di nuovo. Un altro anno è possibile, un altro inizio è possibile. Per Dio possiamo ricominciare, sempre. Ma la condizione necessaria è quella di accettare il suggerimento di Gesù: zappare e concimare tutto attorno. E' un'opportunità per fare evolvere la nostra vita, cambiare il rapporto con noi stessi e con quelli intorno a noi. Diventare un dono per quelli che incontriamo: ecco i frutti belli e buoni del fico trasformato, una nuova primavera nella nostra vita. Un anno di tempo: ma oggi è il giorno giusto per iniziare.
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