Omelia (13-07-2024)
don Giampaolo Centofanti


Il titolo che Gesù usa più frequentemente per se stesso è quello di Figlio, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo. Col venire sempre più della grazia si intuisce sempre più di venire condotti, in Gesù, in un mistero sconfinato di vita e di ogni bene. E dunque cresce la consapevolezza del bisogno di appoggiarsi sempre più a Dio, alle fonti della grazia, agli aiuti anche umani mandati da lui: appunto ha vissuto così, come uomo, persino Gesù. È la via fondamentale della fede: quando si pensa di cavarsela da soli, di chiedere qualche aiuto generico, si è in una tappa già bella perché Dio ha donato la fede ma germinale della crescita. Quando poi il discepolo è da più del maestro, quando dunque non sente il bisogno di farsi aiutare con fiducia l'ascolto diventa difficile perché il punto lasciandosi portare nel mistero è la fiducia, l'intuire che l'altro mi sta portando in un oltre, e accogliere con buona disposizione anche ciò che non comprendo subito. Per questo la fiducia nel padre spirituale si forma nel tempo perché vi è bisogno almeno di un anno per constatare che si ha a che fare con una persona seria e serena, disponibile, che può davvero aiutare. Poi certo può venire pure il momento di cambiare padre spirituale pure se per lungo tempo ha svolto bene il suo compito (pensiamo a possibili malesseri) ma in genere dopo l'anno cui accenno sopra se capitano momenti di passaggio che non comprendo subito la disposizione è di pregare e di lasciare passare il tempo cercando di vivere quello che il padre spirituale mi dice per dargli la possibilità di portarmi oltre.