Omelia (02-02-2025)
don Michele Cerutti
Gioia, pazienza e speranza

Meditando questo brano penso ai miei nonni e zii che hanno vissuto una esistenza con lo stesso entusiasmo di questi due vegliardi di cui il Vangelo ci parla.
Sempre protesi alla gratitudine per ciò che hanno sperimentato nella vita e sempre proiettati anche a quella pace interiore dell'ultimo tratto di strada su questa terra.
Per me quindi è semplice respirare quell'aria piena di festa che, 40 giorni dopo il Natale, Maria e Giuseppe con il loro bambino Gesù vivono nel Tempio.
Anna e Simeone ci aiutano a comprendere la fede con tre ingredienti che possono essere in contraddizione tra di loro nella cultura odierna: la gioia, la pazienza e la speranza.
Non è concepibile unire pazienza e speranza con la dimensione della gioia perché questa nel mondo contemporaneo è associata all'immediatezza. Un click su Amazon, eBay ed ecco il pacco desiderato in meno di 24 ore è in casa, in ufficio o da qualche amico o parente se si vuole nascondere l'oggetto richiesto da sguardi indiscreti dei propri congiunti.
Anna e Simeone, invece, vivono con lo stile gioioso anni e anni nel Tempio di Gerusalemme e possono comprendere la presenza del Messia ed esultare con la forza e la carica che il Vangelo oggi ci trasmette.
La gioia quindi consiste in questi due anziani nell'aver ricercato in Dio il senso di tutta la loro esistenza.
Anna vive una lunga vedovanza sorretta proprio da questa ricerca di senso vivendo nel Tempio non rimuginando contro Dio, ma mettendosi al suo servizio.
Simeone porta avanti la sua esistenza con la certezza data dallo Spirito che non sarebbe morto senza aver visto il Messia.
La gioia quindi supporta la pazienza e la speranza del cristiano.
Questi sa che la dimensione gioiosa non si comanda con un click sul computer, con un profilo Facebook a cui seguono i tanti like di amici e conoscenti.
La pazienza non ha niente di passivo, non ha niente del buonismo ipocrita che finge di tollerare solo per non essere disturbato: è operosa, sollecita, creativa, anche se non manca certo di fermezza.
Il cristiano attinge dalla pazienza di Gesù che non consiste in una stoica resistenza nel soffrire, ma è il frutto di un amore più grande.
Unita a questa virtù cardinale vi è quella teologale che è la speranza.
Speranza che consiste in Simeone e Anna che hanno vissuto una vita in mezzo a tante prove sentendosi amati da Dio indipendentemente da qualunque cosa sia accaduto.
Questi sono gli ingredienti di quella che è la vita consacrata, nel giorno in cui si invita a pregare per i fratelli e sorelle che hanno abbracciato i consigli evangelici.
Uno dei rischi in cui si può incorrere è quello di perdere la gioia, andare controcorrente nella dimensione di pazienza e perdere la speranza.
Il rischio si concretizza ad esempio nel cercare vocazioni nelle famiglie religiose, in un tempo di crisi come questo, utilizzando criteri di ingegneria pastorale e non aspettandole come dono di Dio.
Questo riguarda la vita consacrata, ma può riguardare tutti nessuno escluso.
Abbiamo anziani che vivono i loro ultimi anni di vita ancorati ad un passato che hanno letto con le loro lenti certamente con momenti belli, ma anche di contraddizione che non riescono a comprendere troppo ripiegati su loro stessi.
Vivono pensando al tratto finale pieni di rabbia e di rancore perché quello che hanno lasciato alle spalle non ci sarà più e non saranno in grado di vedere la presenza di Dio nell'oggi.
Quante volte mi è capitato di osservare questo in ambienti ecclesiali.
Mi conforta la testimonianza di tanti sacerdoti e suore avanti in età che mantengono uno spirito giovane della loro consacrazione, sul modello di Anna e Simeone, che non vivono da eterni Peter Pan, ma che si lasciano sorprendere sempre dalle novità dello Spirito lodando Dio per tutto quello che di buono vedono davanti a loro.
Anna e Simeone ci offrono uno stile per essere quella luce in mezzo a un mondo che chiede un senso all'inquietudine che lo sta attraversando e per essere portatori di quell'unica vocazione che ci accomuna: dare ragioni della nostra speranza.