Omelia (23-02-2025)
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COMMENTO ALLE LETTURE
Commento a cura delle Clarisse di Città della Pieve

Carissimi fratelli e sorelle,
sempre la prima lettura ci fa da apripista per comprendere meglio il Vangelo della domenica. Oggi ci troviamo davanti la figura del giovane Davide perseguitato dal re Saul che addirittura muove contro di lui "tremila uomini scelti d'Israele".
Eppure nonostante la portata della spedizione, ostentazione della sua potenza regale, anche su Saul, re d'Israele, scende il torpore del sonno, la debolezza... la notte.
Si presenta così propizia l'occasione per Davide di uccidere il suo persecutore: ma egli, uomo giusto, non lo fa poiché Saul è il consacrato del Signore, ed è il suo re: scelto da Dio, nonostante la sua follia umana, che ha l'apice proprio nell'odio che manifesta verso il giovane.
Davide prefigura il cuore di Dio Padre che in Gesù Cristo si rivela in pienezza. E proprio oggi, ancora una volta, Gesù ci rivela com'è il Padre: misericordioso. «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (v. 36).
Chiediamoci: "Siamo veramente misericordiosi come il Padre nostro è misericordioso?". Fratelli e sorelle, noi siamo figli di Dio e, in quanto tali, abbiamo avuto da lui in eredità la misericordia: e continuamente la riceviamo. Questa è la buona notizia del Vangelo!
Sì, qualcuno su questa terra potrà anche odiarci, maledirci, percuoterci la guancia, denudarci... Ma Qualcuno di molto più grande ci ama, ci benedice e ci riempie di attenzioni incessantemente: il Padre misericordioso.
Un mistero grande di cui siamo stati resi partecipi per grazia: ed è proprio questa grazia che dobbiamo chiedere ogni giorno per riuscire ad amarci gli uni gli altri come Gesù ci ha amato; e soprattutto per amare i nostri "nemici".
La maggior parte di noi almeno una volta nella vita ha fatto sicuramente esperienza che "porgere l'altra guancia" non è così spontaneo: l'istinto ci spingerebbe a ben altro... Infatti, di fronte al male, il grido di giustizia è naturale: e non dobbiamo assolutamente reprimerlo. Ma orientiamolo a Dio: diventi la nostra preghiera e quindi il nostro stile di vita. Guardiamo ancora una volta a Davide: egli, pur avendo l'occasione di vendicarsi "servita su un piatto d'argento", ripone tutta la sua fiducia in Dio. Sarà Lui "a fare la sua giustizia" a suo tempo. Davide, anch'egli consacrato del Signore, sarà presto il nuovo Re d'Israele: però non siederà sul trono di Saul con le mani sporche del sangue di quest'ultimo, ma secondo i tempi e il volere di Dio.
Ora guardiamo a Gesù, lì dove ininterrottamente dovrebbe essere posato il nostro sguardo di cristiani: la sua Croce. Tutto quanto egli nel Vangelo odierno ci elenca, anzi ci comanda, come stile di vita dei figli di Dio, lo vive nella sua carne soprattutto durante la sua passione, fino a quel grido in croce: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). E a questa richiesta del Figlio amato, il Paradiso si spalanca per i suoi crocifissori, e per ciascun uomo: per sempre. Sì, la "porta santa" del cielo l'ha riaperta Gesù, uomo nuovo, per noi. Ma attenzione! Varcarla richiede una password: "perdono". Perdono da chiedere; perdono da accogliere; e di conseguenza, come vasi strabordanti della misericordia ricevuta da Dio, perdono da riversare sui nostri fratelli e sorelle indistintamente.
Carissimi, siamo uomini fatti di terra - ci ricorda san Paolo - ma destinati al cielo: e la strada per raggiungerlo è solo l'amore. Verso gli amici, certo; ma ancor più nei confronti di coloro che hanno fatto del male a noi e ai nostri cari. Già, poiché paradossalmente per questi nostri "nemici" siamo proprio i canali scelti dall'Altissimo affinché essi pregustino già qui e ora la bellezza della carità, la salvezza ottenuta in Gesù Cristo e, nella conversione, ritrovino la strada della casa del Padre.