Omelia (24-03-2025)
Missionari della Via


Gesù si trova a Nazaret, dove è cresciuto, dopo aver predicato e aver detto che in Lui si compiono le Scritture, e la gente lo guarda incredula e perplessa. Lo conoscono come il figlio di Maria, il figlio di Giuseppe il falegname; come può dire queste cose! E davanti alla loro incredulità, Gesù risponde loro: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria». Questo "non essere riconosciuti" accade ancora oggi e, purtroppo, tante volte. Accade in tante famiglie, dove i figli cambiano, crescono, diventano migliori dei loro genitori ma non sono ascoltati, sono conosciuti ma non riconosciuti. Tanti genitori, che per grazia di Dio hanno figli consacrati, continuano a chiamarli come prima, con diminutivi, vezzeggiativi ma non riescono cogliere che quei figli sono diventati i loro padri e le loro madri nella fede! Questo avviene anche tra gli amici, tra tutte quelle persone che li hanno conosciuto in precedenza: imprigionati nei loro pregiudizi li hanno incasellati e, ciechi, sono incapaci di riconoscere il bene e di accoglierlo nella loro vita. Beh, in fondo non c'è poi molto da meravigliarsi: molti allora non hanno riconosciuto Gesù, e molti oggi continuano a non riconoscerlo! Davanti a questo Vangelo chiediamo al Signore la grazia di saper discernere, e di essere scevri da ogni pregiudizio, di saper riconoscere il bene da qualsiasi parte viene, per non perdere la grande possibilità di essere migliori.

«In verità, io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. E quando Gesù finì di spiegare questo, della vedova di Sarèpta, del lebbroso di Sidone, del lebbroso che era stato guarito da Eliseo, tutti si riempirono di sdegno. Si alzarono, lo cacciarono via, non erano persone, erano una muta di cani selvaggi. Non ragionavano. Davanti a questo atteggiamento però Gesù taceva. Lo portarono sul ciglio del monte per buttarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino. La dignità di Gesù: con il suo silenzio vince quella muta selvaggia e se ne va. Questo ci insegna che quando c'è questo modo di agire, di non voler vedere la verità, resta il silenzio. Ma quante volte nelle famiglie incominciano delle discussioni sulla politica, sullo sport, sui soldi e una volta e l'altra e quelle famiglie finiscono distrutte, in queste discussioni nelle quali si vede che il diavolo è lì che vuol distruggere. Dire la sua e poi tacere. Perché la verità è mite, la verità è silenziosa, la verità non è rumorosa. Con le persone che non hanno buona volontà, con le persone che cercano soltanto lo scandalo, che cercano soltanto la divisione, che cercano soltanto la distruzione: silenzio. E preghiera. E sarà il Signore, dopo, a vincere, sia, come in questo caso, con la dignità di Gesù che rafforza e torna libero da quella volontà di buttarlo giù, sia con la dignità della vittoria della risurrezione, dopo la croce» (papa Francesco).