Omelia (12-03-2025)
padre Ezio Lorenzo Bono
"Aho, quanno ce vo', ce vo'!"

Nel Vangelo troviamo vari episodi in cui Gesù sembra perdere la pazienza: quando rovescia i tavoli dei cambiavalute nel tempio (Gv 2,13-17), quando chiama Pietro "Satana" perché non accetta l'idea della croce (Mt 16,23), quando inveisce contro gli scribi e i farisei chiamandoli "sepolcri imbiancati" (Mt 23,27), o quando si lamenta dell'incredulità dei suoi discepoli (Mc 9,19).
Nel brano di oggi Gesù definisce la sua generazione "malvagia" perché chiede un segno, pur avendo già ricevuto tante prove della sua identità e missione. Cristo non è solo accoglienza e dolcezza, ma anche un amore esigente che attende risposte. Hanno riconosciuto Salomone, il re più saggio di Israele, al punto che la regina di Saba venne da lontano per ascoltarlo. Perché allora non riconoscono Gesù, che è infinitamente più grande, la Sapienza incarnata, il Logos di Dio? I niniviti si convertirono alla predicazione di Giona, dopo che era rimasto tre giorni e tre notti nel ventre del pesce. Perché allora coloro che ascoltano Cristo stesso non si convertono?
Gesù parlava alla gente del suo tempo, ma se fosse qui oggi, cosa direbbe proprio a te? Sarebbe contento della tua fede o, vedendo i tuoi dubbi, la tua sfiducia e la tua continua ricerca di segni e miracoli, ne direbbe quattro anche a te? Aho, quanno ce vò, ce vò!

IMPEGNO QUARESIMALE
Smettila di cercare segni straordinari e inizia a riconoscere Dio nelle cose semplici e quotidiane. Chiediti: dove ho visto oggi un segno della presenza di Dio? Può essere un gesto d'amore ricevuto, una parola del Vangelo che ti ha parlato, un momento di silenzio in cui hai percepito la sua vicinanza.