Omelia (10-04-2025) |
Missionari della Via |
Le parole di Gesù penetravano profondamente nei cuori di molti. Tuttavia, la sua determinazione era fonte di timore tra i suoi conterranei, pensiamo a quando affermava: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». Erano parole sconvolgenti ma non solo; Gesù ulteriormente arrivava a denunciare apertamente alcuni come menzogneri e si presentava senza ambiguità come Dio, dichiarando: «Se non credete che Io sono...». Questa affermazione suscitava scandalo e rabbia, tant'è che cercavano di ucciderlo. A ogni domanda insidiosa, nel tentativo di metterlo alla prova e screditarlo, Gesù rispondeva con fermezza, dichiarando che la sua gloria non proveniva dagli uomini ma era radicata nella verità divina che Egli incarnava. Anche noi come cristiani possiamo essere messi alla prova, essere fraintesi, essere tentati di dare gloria a noi stessi per essere riconosciuti e apprezzati, pensando che il senso di inadeguatezza che talvolta affiora si possa affrontare attraverso l'apparenza, costruendo un'immagine esteriore che possa guadagnare approvazione e riconoscimento. Pensiamo, perciò, di poter affrontare la vita non con la consapevolezza di essere figli ma con l'apparenza. Così, la tentazione di vivere da "sepolcri imbiancati" è sempre alle porte. Allo stesso tempo possiamo anche comportarci come i farisei, cercando di incasellare gli altri nei nostri pregiudizi. Può capitare che proviamo a usare un linguaggio ambiguo, che alteriamo la realtà per renderla più comoda o che siamo tentati di giudicare con durezza chi sbaglia o chi è diverso da noi. Per i sacerdoti dell'epoca anche le opere buone di Gesù, per quanto straordinarie, non erano abbastanza convincenti. Non è forse molto simile ad alcuni comportamenti che noi attuiamo verso gli altri? Anche noi davanti all'altro possiamo essere chiusi, o essere vittime di un pregiudizio logico. Se qualcuno mi indica un nemico e mi ripete più volte la sua colpa associandola a tanti eventi, finirò per ritenere logico ogni nesso fra una situazione e un'altra, arrivando persino a riconoscere un generico straniero, povero, vicino di casa, come un nemico. Gesù perciò ci ha "intrappolato", ci ha detto che nel povero, in quella persona strana, si nasconde Lui stesso, in persona" (cf Mt 25,40). Gesù si è identificato genericamente con gli scartati. Perciò dovremmo convertirci a uno sguardo genericamente buono, positivo, costruttivo. In questo tempo di Quaresima possiamo avvicinare ancora di più il nostro cuore a quello di Dio, così da guardalo per bene e vedere quanto gli somigliamo. «San Giovanni della Croce ha voluto esprimere che nell'esperienza mistica l'amore incommensurabile di Cristo risorto non è sentito come estraneo alla nostra vita. L'Infinito in qualche modo si abbassa affinché attraverso il Cuore aperto di Cristo possiamo vivere un incontro d'amore veramente reciproco: «È infatti possibile che un uccello di basso volo prenda un'aquila reale dal volo sublime, se questa, desiderando di essere presa, viene in basso» (papa Francesco). |