Omelia (14-04-2025) |
Missionari della Via |
All'inizio della Settimana Santa ci immettiamo nel Vangelo di Giovanni che ci racconta una giornata conviviale di Gesù, invitato a cena dal suo amico Lazzaro che aveva risuscitato dai morti. Non solo Gesù viveva l'amicizia sincera ma in quella casa l'affetto e la gratitudine erano palpabili, al punto che Maria pensò di prendere un costosissimo profumo e di bagnare i piedi di Gesù per poi asciugarli con i suoi capelli. La casa sprigionava quell'aroma profumato e quella scena dolce e commovente sicuramente toccava il cuore. Che amore grande che avevano per Gesù! Ma Giuda non sa assaporare la bellezza di ciò che vede, si preoccupa dello spreco del profumo, è interessato a quanto si poteva guadagnare vendendo quell'essenza così preziosa. Il Vangelo ci tiene a ricordarci che i poveri erano messi in mezzo al discorso di Giuda in modo strumentale, perché erano i soldi l'interesse vero. Gesù, però, risponde a Giuda cogliendo l'occasione per annunciare la sua morte e per ricordare al fratello (preso più dalla sete del guadagno che dalla bellezza di quel gesto) che stava assistendo a un momento d'amore vero. Gesù, in un certo modo, sembra dirgli: "i poveri potete amarli e aiutarli sempre, quanto a me, mi dimostrate il vostro amore?". Che belle le parole di Gesù che ci invitano ad apprezzare i gesti d'amore spontanei e profondi che fanno bella l'umanità. Egli ci invita ad amarlo, ad esprimere con Lui con i sentimenti più belli che abbiamo. Spesso, anche nelle nostre case e nelle nostre relazioni, abbiamo vergogna di fare dei gesti d'amore: dimentichiamo che le carezze, gli abbracci, i baci, le tenerezze sprigionano profumo nelle nostre case. Non dimentichiamo mai che è più importante far sentire le persone amate, perché l'amore viene prima. È normale che la moglie, il marito, i figli hanno bisogno del denaro per comprare le cose utili, ma siamo disposti a rinunciare all'utilità per fare un gesto d'amore gratuito, donando qualcosa che faccia sentire semplicemente amato l'altro? Noi spesso siamo attenti agli sprechi, alla giustizia di ciò che facciamo, dimenticando di far sentire amate le persone. Anche quando ci riuniamo per qualche servizio, la perfezione spesso va a discapito delle relazioni. Perciò capita anche in chiesa che dobbiamo cantare bene, dobbiamo operare in modo efficace e funzionale, dobbiamo organizzare eventi, poi però possiamo ferire l'altro, non farlo sentire amato. Per mantenere i nostri piccoli spazi di potere e i nostri princìpi siamo disposti a litigare, e forse coltivando questo rancore arriviamo pure all'estremo; come quelli che, seppure esperti delle cose di Dio, decisero di far uccidere non solo Gesù ma anche Lazzaro, perché la sua resurrezione era una testimonianza scomoda. La storia di quell'uomo uscito dalla tomba attirava curiosità e molti credevano in Gesù proprio per quell'evento. Riusciamo anche noi a pensar male di tutto e tutti quando filtriamo ciò che guardiamo con occhi malati, quando utilizziamo uno sguardo severo, cosicché l'amore soccombe davanti alle nostre idee di bene. Riusciamo non solo a non far sentire amate le persone ma critichiamo anche l'amore che vediamo negli altri: riusciamo a non gioire di un uomo risorto dalla tomba! Così facendo pian piano il cuore si chiude e decidiamo di voler rendere infelice chiunque non rientri nei nostri parametri e intralci i nostri piani. Non rifiutiamo la bellezza; siamo pazienti davanti al bene espresso dagli altri anche quando non è "perfetto"; non cataloghiamo in schemi ottusi ogni cosa! Dio interviene in modo non preconfezionato, lo Spirito agisce dove vuole e in modi sorprendenti. Impariamo a riconoscere e rispettare prima di tutto la fraternità, l'amore che dobbiamo custodire e che ci designa come cristiani (cf Gv 13,35). Ci sono tante persone fraterne in mezzo a noi che costruiscono la pace. Quanti uomini e donne imparano e vivono l'arte del silenzio, la mitezza pacificatrice, fanno doni disinteressanti, gioiscono del bene altrui, sanno puntare all'amore, distribuiscono sorrisi gratuiti che aprono il cuore. «L'amore degli uomini non è un mezzo rispetto all'amore di Dio. L'amore di Dio è uno stato nel quale non si può non amare soprannaturalmente gli uomini. I mezzi che il Cristo ci ha dato per realizzare l'amore di Dio sono dunque, nello stesso tempo, quelli che ci permetteranno di realizzare l'amore degli altri. La prova dell'autenticità d'una vita di Chiesa e di Vangelo sta nella sua intensità d'amore soprannaturale per gli altri: "Colui che non ama il fratello che vede, come potrà amare Dio che non vede?» (Madeleine Delbrêl). |