Omelia (18-04-2025) |
Missionari della Via |
La passione e morte di Gesù mette in comunione pienamente il cielo e la terra, apre i nostri dolori all'eternità. Quando siamo nel dolore, quando siamo vittime di soprusi, di abusi, di incomprensioni o di qualsiasi male, sentiamo di essere soli, inondanti da una coltre di fango che ci soffoca. Contemplare la passione di Gesù significa metterci davanti alle conseguenze del peccato, aprendo le braccia alla speranza. Il Signore non ci ha dato consolazioni a buon mercato, non ci ha detto parole di circostanza né ci ha regalato poemi o spiegazioni sulla sofferenza: ci ha mostrato che anche quando il male ci assale e ci rende impotenti, anche quando siamo costretti a mostrare la nostra faccia sfigurata dal dolore, anche in quel momento l'ultima parola è sempre quella di Dio. Possiamo decidere, perciò, come vivere il nostro dolore, consapevoli che tutto finirà comunque nelle mani di Dio. Allo stesso tempo la passione di Gesù ci mostra come anche noi possiamo essere consolatori degli altri o fautori di soprusi. Stiamo attenti, perciò, non banalizziamo ciò che si muove dentro di noi, anche le parti più oscure. Possiamo essere noi quelli che gridano "crocifiggilo", quelli che non stanno vicino alle persone quando conta la loro presenza, che si lavano le mani quando si devono schierare per salvaguardare il debole, che per paura dicono di non conoscere Gesù, che schiaffeggiano e insultano, che deridono. dell'altro come ha fatto Giuda con Gesù, quale oggetto di rivalsa, di rivincita, quale sfogo della vostra sete delusa si essere qualcuno? Occorre ragionare, evidentemente, non solo a livello familiare, bensì a livello sociale e politico: la rivalsa dei gruppi, le ripicche, i personalismi entrano in gioco in tutta la conflittualità della vita politica e sociale, nazionale e internazionale, costituendo le forze che incitano gli uni contro gli altri, che spingono alcuni a far valere il proprio orgoglio, magari mascherato da fini umanitari, ma sempre a scapito degli altri. [..] Sono la natura umana che è in ciascuno di noi, che alterna il servilismo ossequiante con la rivalsa cu chi ci sembra minore di noi. La rivalsa ha tante forme subdole: c'è per esempio una rivalsa culturale (di chi sa parlare verso chi non sa), una rivalsa dell'educazione (di chi ha modi fini verso chi non li ha); tutto ciò che serve a mantenerci in uno stato di superiorità. [I soldati ad esempio] sfogano su Gesù le loro frustrazioni, le ore di guardia pesantissime, la loro vita grigia, senza futuro, sempre col pericolo che capito loro qualcosa. [...] Chiediamoci [anche] cosa c'è in noi di Pilato, cosa ci impedisce di essere liberi, quali sono le nostre paure, le nostre etichette, le vesti e le maschere che portiamo in pubblico, per cui non sappiamo rischiare; cerchiamo di scoprire tutte le nostre assurdità, la capacità di trascurare e calpestare l'altro per l'apparenza, per mantenere la facciata o il posto importante, o il buon giudizio della gente sulla nostra onorabilità, sulla nostra fama o buona stima. Parla con me dice il Signore fatti liberare» (card. Carlo Maria Martini). |