Omelia (20-03-2025) |
padre Ezio Lorenzo Bono |
Nudi Sapete perché nell'affresco del Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina tutte le persone che devono essere giudicate sono nude davanti a Cristo Giudice? Perché nel giudizio finale non contano le ricchezze che abbiamo accumulato, né i vestiti firmati che abbiamo indossato: saremo nudi davanti a Dio e a noi stessi. In quel momento, non ci saranno più differenze sociali, economiche o esteriori: saremo tutti uguali e saremo giudicati non per ciò che abbiamo avuto, ma per ciò che siamo stati. Nel Vangelo di oggi troviamo due uomini: uno ricco, vestito di porpora e bisso, e un mendicante, Lazzaro, coperto di piaghe e di stracci. Ma agli occhi di Dio non c'è alcuna differenza di valore tra loro: chi veste vesti preziose non diventa più prezioso per Dio, né chi veste stracci è meno degno. Il Signore guarda il cuore, la nostra umanità, la nostra compassione e la nostra solidarietà. Il ricco non è condannato perché possedeva grandi beni, ma perché non ha mai usato la sua ricchezza per aiutare gli altri. Il suo peccato non è stato l'abbondanza, ma l'indifferenza. Non ha mai visto Lazzaro, pur avendolo davanti agli occhi ogni giorno. Lazzaro, invece, ha trovato grazia presso Dio non perché era povero, ma perché il suo cuore era più aperto, più umano, più solidale. Il Vangelo di oggi ci interpella profondamente: non sarà il nostro abbigliamento - sia esso di porpora o di stracci - a condannarci o a salvarci, ma piuttosto l'essere rivestiti di indifferenza o di solidarietà. IMPEGNO QUARESIMALE: Assumiamo l'impegno di spogliarci dell'indifferenza e rivestirci di carità. Oggi il Vangelo ci chiede di aprire gli occhi su coloro che sono "alla nostra porta", sui poveri visibili e invisibili, su chi soffre accanto a noi e che, forse, non vediamo. Il nostro impegno quaresimale potrebbe essere quello di compiere un gesto concreto di carità: ascoltare chi è solo, aiutare chi è nel bisogno, donare qualcosa di nostro a chi ha meno. |