Omelia (01-04-2025)
padre Ezio Lorenzo Bono
Incontro di mani

Immaginiamo un uomo che sta affogando, annaspa nell'acqua, sta per andare a fondo. Qualcuno gli tende la mano per tirarlo fuori, ma invece di afferrarla al volo, quell'uomo si mette a discutere: "Sei sicuro che questa sia la soluzione migliore? Non c'è un'altra strada? Forse posso farcela da solo...". E mentre parla, affonda e muore annegato. È una scena paradossale, ma spesso è l'immagine di ciò che succede anche nella nostra vita spirituale: ci viene offerta una via di salvezza, una mano tesa, una parola che può guarirci, e noi invece di afferrarla, iniziamo a discutere, a rimandare, a cercare altre soluzioni.
Lo vediamo anche nel Vangelo di oggi, dove Gesù si avvicina a un uomo infermo da trentotto anni e gli pone una domanda che a prima vista può sembrare quasi ovvia o addirittura una presa in giro: "Vuoi guarire?". Sembra una domanda banale, ma non lo è affatto: non è scontato voler guarire, non è scontato riconoscere di essere malati. Molti preferiscono rimanere come stanno, perché il cambiamento fa paura, perché ci si abitua alla propria condizione, o semplicemente perché non si ha il coraggio di sperare. L'uomo malato risponde in modo vago, non dice "Sì, voglio guarire", ma inizia a lamentarsi: "Non ho nessuno che mi immerga nella piscina, e quando sto per andarci, qualcun altro scende prima di me". E cioè pensa che la guarigione dipenda da lui, dalle sue forze, dalla sua capacità di raggiungere per primo la piscina miracolosa. Non ha capito che la salvezza non è un'impresa personale, ma un dono che viene offerto. Non è lui che deve raggiungere l'acqua: è l'Acqua viva che si è avvicinata a lui. È Gesù stesso la salvezza. Anche noi, spesso, ci comportiamo allo stesso modo. Invece di affidarci a Dio, pensiamo di doverci salvare da soli. Ci aggrappiamo ai nostri piani, ai nostri meriti, ai nostri sforzi, e non ci accorgiamo che la mano di Dio è già tesa verso di noi. Ma per guarire davvero, bisogna prima riconoscere di essere malati. Bisogna avere il coraggio di guardarsi dentro e dire: "Ho bisogno di aiuto. Ho bisogno di Te, Signore". Ed è proprio questo il cammino che la Quaresima ci propone: un percorso di verità, di consapevolezza, di fiducia. Il primo passo non è fare di più, ma riconoscere il proprio bisogno di salvezza.
Gesù oggi ti guarda e ti fa la stessa domanda: "Vuoi guarire?". Non ti impone nulla, non ti forza, ma ti invita ad affidarti. A lasciare che sia Lui a guarirti, a rialzarti, a donarti una vita nuova. E allora, vuoi stendere la tua mano e afferrare la Sua, oppure lasciarti andare giù e affogare? La salvezza, in fondo, è un incontro di mani.

IMPEGNO QUARESIMALE:
Prendi un momento di silenzio questa sera, anche solo due minuti, per metterti davanti a Dio per rispondere alla sua domanda: "Vuoi guarire?". Rispondi con sincerità, non metterti a discutere o proporre piani alternativi, ma con un semplice: "Sì, Signore, voglio". Perché solo chi accoglie la salvezza, può davvero essere salvato.