Omelia (16-06-2004)
Casa di Preghiera San Biagio FMA


Dalla Parola del giorno
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Come vivere questa parola?
Elemosina, preghiera e digiuno: su questi temi Gesù ammonisce i discepoli: "Non siate come gli ipocriti", che amano esibirsi, recitare un parte come a teatro, ostentando false virtù e pie abitudini per fare bella figura, murati in quel formalismo travestito di zelo che pretende plauso ed incenso. Capitava infatti, ai tempi di Gesù, di vedere persone ritte e immobili per strada e negli angoli delle piazze perché era l'ora della preghiera, intente più a dar spettacolo che a parlare con Dio. Per noi, una scena non inconsueta, se pensiamo che anche oggi talvolta certe celebrazioni si riducono ad un'impeccabile coreografia svuotata d'anima e di senso.
E poi Gesù aggiunge: Tu, quando preghi, digiuni o fai qualche opera buona, non suonare la tromba; entra in camera piuttosto, chiudi la porta e lasciati vedere solo da Dio.
La camera di cui parla Gesù in realtà è la dispensa, quell'ambiente interrato e senza finestre che c'era in ogni casa palestinese: l'unico che si potesse chiudere a chiave! Dunque, un luogo riservato, tranquillo, sicuro. Più che un luogo fisico, - pare voglia dire Gesù – ricercate e custodite un ambiente spirituale – il cuore - in cui poter dialogare a tu per tu con Dio, in limpidezza cristallina. Non per fare gli attori che calcano le scene dell'integrità fasulla, ma per essere puri e semplici, figli amati dinanzi al Padre e sposi fedeli in intimità con lo Sposo.
In una parola: coltiviamo l'interiorità, dimoriamo in essa, pacificati nella verità di noi stessi, e non lasciamoci attrarre dal palcoscenico del mondo, perché – dice san Paolo – "passa la scena di questo mondo!" (1Cor 7,31).

Oggi, nella mia sosta contemplativa, scenderò nell'interrato silenzioso del cuore e attenderò con gioia la visita di Dio, ripetendo nel ritmo del respiro:

A Te, Padre, che ami incontrarmi nel segreto del cuore, consegno le chiavi della mia vita interiore. Custodiscimi, perché sempre al suono della tromba io preferisca le note del silenzio e agli occhi ammirati degli uomini, lo sguardo della Tua compiacenza.

La voce di un autore spirituale del Medioevo
Ecco ciò che conta: cercare sé in Dio e Dio in sé.
Pietro della Cella